Home Bartender Mino Faravolo: la curiosità è il primo ingrediente

Mino Faravolo: la curiosità è il primo ingrediente

 

Mino Faravolo, 27 anni, di San Gennaro Vesuviano, in provincia di Napoli, ha intrapreso un percorso dove non si smette mai di imparare: dal primo maestro di caffetteria, che è stato suo padre, alla scoperta dei maestri della mixology. Mino è arrivato terzo alla Napoli Cocktail Competition. Ad ApeTime racconta come è nato l’amore per questo mestiere.

Mi sono appassionato a questo lavoro da piccolo… mio padre ha un bar al centro del mio paese di origine, un bar caffetteria a conduzione familiare… ho iniziato a lavorare nel mio bar da giovanissimo, prima nel periodo estivo, quando finivano le scuole, poi mi iscrissi all’università e lavoravo per pagarmi le tasse e soprattutto per stare vicino al mio papà, che lavorando dalle 4:30 del mattino alle 21:30 di sera non lo vedo quasi mai a casa. Ero diventato bravo perché ho avuto il miglior maestro di caffetteria al mio fianco che mi ha praticamente insegnato ogni cosa del caffè: mio padre. Dopo un po’ decisi di ampliare il mio bagaglio e iniziare qualche corso di bartending. Parlo di 4 anni fa. Dopo qualche brutta avventura in corsi dove si paga molto e si impara poco, decisi di abbandonare questo lavoro e di dedicarmi solo alla caffetteria. Ma volevo imparare, volevo diventare un bartender, fare cocktail, lavorare di sera. Quindi iniziai un po’ a seguire video online, non volevo andare in nessuna scuola di formazione, guardavo video e imparavo, leggevo articoli di grandi barman come Dom Costa e tanti altri. Decisi di darmi un’altra possibilità e di frequentare un’altra scuola, cambiai zona e trovai su internet una scuola di Salerno, la Bartender Bar Academy. Ricordo ancora il primo giorno: ero scettico, pensavo tra me e me “altri soldi spesi male…”, ma mi dovetti ricredere subito. Conobbi ragazzi maestri che col passare del tempo non mi insegnavano solo un lavoro ma mi trasmettevano ancora di più la loro passione per questo lavoro. Superai il corso base e da lì non mi sono più fermato. Devo tutto a quella scuola… a Stefano di Pace a Ciko Migliaro a Claudia Sciaraffa che mi hanno insegnato tanto.

Sei arrivato terzo alla Napoli Cocktail Competition raccontaci come è andata

Ho iniziato le prime competition l’anno scorso… A Napoli c’è stata la prima in assoluto. Ricordo che non volevo presentarmi, avevo paura di fare brutta figura, ma Stefano Di Pace mi disse di credere in me. E mi presentai, classificandomi terzo. Conobbi grandi esponenti di questo settore come Valentina Zaottini. Intanto lavoravo al bar di mio padre e alle 9 quando smontavo andavo nei locali della zona a fare esperienze; lavoravo senza stancarmi… perché amo questo lavoro. Poi feci altre competition, come quella di Bar Giornale a Rimini o quella di Monin di Stresa. In questo periodo ho conosciuto Dom Costa, Charles Flammini, Filippo Sisti, Claudio Perinelli e tanti altri. Ho seguito anche corsi con loro e mi hanno insegnato moltissimo. E ancora oggi cerco di imparare sempre da chi ha più esperienza.

Com’è il mondo della mixology in Italia?
Oggi posso dire che il livello del mondo della mixologia in Italia è abbastanza alto… Ci sono molti rappresentanti di questo mondo che stanno veramente facendo un grande lavoro per portare l’Italia ai livelli che gli spetta… e tutti noi “novellini” dobbiamo imparare da loro e portare il loro e il nostro pensiero avanti…

Mino Faravolo

Qual è l’errore più comune in questo settore?
L’errore più comune dei bartender ma anche dei proprietari dei locali è pensare solo al guadagno vendendo ai propri clienti tutto e di più…. dimenticandosi della qualità. Dobbiamo essere in primis noi bartender a educare i nostri clienti nel bere bene.

Quali sono i tuoi drink preferiti?
I miei cocktail preferiti sono un po’ tutti quei cocktail a base whisky, essendo un amatore di questo distillato… ma anche il gin non mi dispiace.

Che consigli dai a chi si avvicina a questo mondo?
Il consiglio che mi sento di dire alle persone che vogliono iniziare e imparare questo lavoro è non smettere mai di essere curiosi, di chiedersi il perché di ogni cosa… di seguire chi ha più esperienza, di ascoltare non solo i loro consigli ma anche e soprattutto le loro storie, perché proprio da quelle storie si impara tanto. Non si deve mai smettere di imparare, mai sentirsi arrivati perché questo è un mondo troppo vasto per sentirsi arrivati e ci tengo a dire che questo è proprio il lavoro più bello e allo stesso tempo più sacrificato del mondo. Oggi sto esaudendo il mio sogno: quello di aprire un locale, un buon cocktail bar dove esibire tutto quello che ho imparato senza però mail smettere di imparare frequentando corsi e master… Ripeto a tutti i bartender non smettete mai di essere curiosi questo consiglio me lo diedero a me qualche anno fa e da allora l’ho sempre avuto fisso nella mia mente…

grazie Mino, in bocca al lupo per tutto.
Se volete scoprire un cocktail firmato da lui, ecco Ocean’s Song. Se volete raccontare la vostra esperienza da barman o pubblicare il vostro cocktail sul sito scrivete a redazione@apetime.com

Enrico Gotti
Editor ApeTime, giornalista, appassionato di videomaking e di cultura gastronomica.

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