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Lo Zen e l’Arte della Miscelazione, il libro di Luigi Manzo

 

Lo Zen e l’Arte della Miscelazione, il nuovo libro di Luigi Manzo, è un viaggio nella storia dei cocktail.

È un racconto appassionato, chiaro e divertente, dall’alchimia fino alla moderna distillazione. Dall’epoca dei fossili all’età dell’oro dei cocktail. Dal vermouth al Cuba Libre, dallo spettacolare cocktail infuocato Blue Blazer inventato nell’800 da Jerry Thomas alle evoluzioni acrobatiche dei giorni nostri del flair bartending.

È un libro non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il grande pubblico. Ha un pregio, quello di non annoiare mai (questa è un’arte che probabilmente Luigi Manzo ha affinato in anni e anni di insegnamento ai giovani studenti).

L’AUTORE: LUIGI MANZO

Il professore Luigi Manzo insegna all’istituto alberghiero Giuseppe Casini di La Spezia. È autore di diversi manuali e testi per Sandit Libri, come il “Dizionario dei Cocktails e dei termini della miscelazione”,  “in principio furono i 50 cocktail IBA”, “Il manuale della Degustazione dei Cocktails” (con Roberto Lauriana) e “Il Libro dei Cocktails Internazionali IBA”. Luigi è un punto di riferimento della AIBM Project, l’Associazione Italiana Bartender & Mixologist

Luigi Manzo

L’ARTE DELLA MISCELAZIONE

Il mondo della miscelazione non è solo lo Spritz bevuto di sera, ma qualcosa di più. Il merito di Luigi Manzo è proprio questo: raccontare il mondo che c’è dietro un cocktail, l’epoca in cui è nato, la politica, l’economia, la cultura, il mix di ingredienti che lo ha reso famoso.

Nel libro, l’antica filosofia alchemica trova punti di contatto con la moderna mixology. “Gli alchimisti, alla perenne ricerca della pietra filosofale e dell’elisir di lunga vita, dettero un grande impulso alla tecnica della distillazione” scrive Manzo.

ALLA RICERCA DEL COCKTAIL PERDUTO

Il libro racconta l’età dei fossili (1786-1840) dei cocktail, che si fa risalire generalmente al Settecento, precisamente nel 1786 quando Antonio Benedetto Carpano di vita a Torino al primo Vermouth. Poi c’è l’età dell’oro (1840-1919), con cocktail come il Sazerac (la ricetta IBA prevede 1 zolletta di zucchero, 1 spruzzata di angostura o Peychaud’s bitter, 1 bicchiere di Rye o Canadian Club whisky), l’Americano o il Negroni. Passando per “cocktail visionari” oppure perduti e dimenticati.

Mentre racconta la storia del Mojito, di come è nato, Luigi Manzo spiega anche perché in Italia la ricetta originale è stata stravolta, con il risultato di avere cocktail con zucchero di canna grezzo (al posto di quello di canna bianco, come vuole la ricetta IBA) o peggio ancora con pezzi di lime insieme a menta triturata.  La menta non va pestata, – avverte il professore –  altrimenti si sentirà l’amaro. Per far fuoriuscire le essenze basta semplicemente premere le foglioline con il mudder.

Ci sono poi consigli utili, dalla preparazione del cappuccino alla latte art, dalle unità di misure ai cocktail curiosi e dimenticati. Insomma, una guida a 360 gradi sull’arte della mixology, consigliata da ApeTime.

 

Enrico Gotti
Editor ApeTime, giornalista, appassionato di videomaking e di cultura gastronomica.

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