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Domenico Barra: “il bartender non è un mestiere, è un’arte”

 

Ironia, tenacia e fantasia: sono tre aspetti del bartender Domenico Barra, classe 1987, nato a Napoli.  Ad ApeTime racconta la sua vita a 360 gradi: i momenti più belli, quelli più difficili, e anche ricordi divertenti. Un racconto a cuore aperto.

“A sette anni ho iniziato l’approccio con la macchina moka del caffè, venivo sfruttato dai grandi per fare il caffè alle cene di famiglia” racconta Domenico, che dimostra già senso per il commercio: per ogni caffè veniva ricompensato con 5mila lire e da lì nacque un soprannome (Domenico 5mila lire) che si portò dietro fino all’uscita dell’euro del 2002. “A 13 anni ho iniziato il vero approccio con il mondo del bar, inizio, come tutti noi, portando il caffè, e ogni tanto passando alla macchina. È a 18 anni che inizio le prime esperienze nei bar di paese, con i primi approcci alla preparazione di drink. Iniziai a fare i cosi tanto richiesti “Apertas” dell’epoca e i B52. A 20 anni la prima formazione, presso un bar di Napoli con il maestro Pino Ascione attuale titolare di FBS napoli. Fino ai 26 anni ha girato tra bar della città e dei paesini limitrofi di Napoli, ricoprendo varie mansioni, e sopratutto facendo diversi corsi di formazione, sia del mondo del bar, sia della ristorazione, come corsi di cucina e pasticceria”.

Nel 2012 c’è una piccola parentesi a Milano, dove viene assunto come barista in Autogrill, ma poco dopo viene richiamato a casa da un amico che sta aprendo un bar e cosi, nel gennaio del 2013, inizia la sua prima esperienza di barmanager in un locale di Santa Maria Capua Vetere, il New Dream Bar, che lo vede in forza per 4 mesi.

Poi, una delle sue più grandi passioni quella dell’animazione lo chiama per una nuova avventura in terra abruzzese. Ma all’improvviso arriva una bruttissima notizia, il 7 luglio 2013 deve abbandonare il villaggio e ritornare a Napoli dove viene operato con urgenza al Cardarelli di Napoli. “Da lì inizia per me una lunga lotta contro un male che ormai è diventato un epidemia, il tumore. Per me è stato un punto di inizio, un punto di svolta – confida Domenico  – Ho sconfitto la malattia, tenendo sempre la testa alta, facendomi forza con il mio carattere”.

In periodo così buio, accade però qualcosa di inaspettato. “Il 18 febbraio 2014, nel tram tram tra ospedale e visite, di ritorno da una cura, invece di andare a casa, sono uscito e ho rincontrato Alessandra, che è diventata la mia compagna di vita, colei che in tutte le occasioni da quella data in poi mi ha sorretto e accompagnato in tutto. – racconta Domenico. – “Nei mesi post chemio non riuscivo a restare troppo tempo in piedi e quindi ho dovuto cambiare lavoro perché dietro un banco bar non riuscivo a restarci, ho lavorato come commerciale per Fastweb, fino al maggio 2017, mettendo nel mio bagaglio esperienze di vita nuove e arricchendomi di doti di vendita e sopratutto manageriali”.

Ma una volta imparato a lavorare in un bar, non si dimentica più, un po’ come succede con la bicicletta, spiega Domenico.
“Un venerdì di maggio mentre ero in un locale a Sant’Arpino, in provincia di Caserta, ho letto un cartello, “cercasi barman”, e cosi per scherzo ho detto al titolare: ”dai stacca sto coso che scendo a lavorare io da domani”. Il titolare mi ha preso sulla parola e subito mi ha fatto fare una prova. “Nonostante fossi arrugginito di 3 anni, subito mi sono rimesso in carreggiata, dopo tutto quest’arte è come andare in bicicletta, se sai pedalare potrai cadere ma di sicuro ti rimetti in sella e torni a pedalare”.

Così Domenico ricomincia la carriera da barman dopo 3 anni di stop. “Il Miami Lounge Bar ridà i natali alla mia professione, e tra un drink e un altro si ritorna a far da bere ai clienti più esigenti. Cominciano diversi step di formazione con Planet One, FBS, PFB, AIBM e tante altre master class sul mondo della miscelazione”.
Nel settembre 2017 crea una ricetta per il CAMPARI COMPETITION” e da lì inizia il divertimento, partecipa a diverse gare, molti conoscono la sua storia, c’è chi lo chiama “Il barman che non ha paura”, “io amo definirmi solamente uno che affronta la vita a testa alta, cosi come viene”.
Domenico Partecipa nell’ottobre 2017 al DIVIN CASTAGNE organizzato dall’ AIBM. A novembre 2017 si aprono le porte del QUINTA ESSENTIAE COMPETITION organizzata dalla Planet One MIXER LAB. Il 22 novembre gli arriva una mail da parte di Campari, la sua ricetta è stata selezionata per partecipare alla tappa di Bari.
Durante il periodo delle gare del 2017, decide di fare un corso di merciologia con il docente FRANCESCO CONTE che lo fa appassionare a ciò che è il vero mondo del bere miscelato. Da li inizia una vera e propria ricerca su ogni tipo di distillato o liquore.
Nel gennaio 2018 parte per la Spagna: “è stata un’esperienza lavorativa che mi ha fatto capire molto sulle usanze di quelle zone, che a macchia d’olio spesso si diffondono in Italia, a volte in modo errato, ho capito ad esempio il perché di fare gin tonic nel bicchiere ballon anziché usare il classico highball”.
A marzo 2018 ritorna in patria, e dopo lavoretti qui e là, a maggio accetta la sfida lanciata da LUCA RUSSO della caffetteria Russo ad Orta di Atella, che gli chiede di trasformare la sua semplice caffetteria in un lounge bar con anche drink di qualità.
Nel ottobre 2018 incontra il suo attuale socio FRANCESCO NOCERA, con lui inizia prima una collaborazione a distanza, che pian piano si concretizza con corsi aperti a tutti. Con NOCERA inizia la collaborazione con una torrefazione campana, CAFFEN, che li affianca durante i corsi nei vari bar campani e tanti altri progetti.
“Nel febbraio 2019 si è concretizzata la mia idea di creare un’associazione di baristi, unita e coesa nella lotta contro la disinformazione e sopratutto l’improvvisazione. – spiega Domenico – ad inizio marzo 2019 ha preso vita A.B.U.I. insieme ai ceo founder FRANCESCO NOCERA, DOMENICO MANCUSO, TONY CAIAZZO. Ma ben presto l’organigramma dell’associazione cambia, esce dall’associazione Nocera e vengono a farne parte due grandi della caffetteria PARTENOPEA, che ci fanno grandi in campo nazionale, PAOLA CAMPANA e ALESSANDRO PIERNO. A settembre 2019 ne rivedremo delle belle abui ritorna in campo”.
“Nel marzo 2019 inizia una mia collaborazione con ANTICA DISTILLERIA PETRONE e CANTINE ASCIONE,con loro partecipo ad una friendly BARMAN COMPETITION dove vinco all’unanimità. Ecco che senza volerlo mi ritrovo catapultato in un mondo nuovo fatto di marchi importanti e nuove esperienze, vengo ingaggiato dalla VINAPOLY di Elio Ondino e tramite loro inizia una bellissima collaborazione con BONAVENTURA MASCHIO“. E il futuro è tutto da scrivere.

– quali sono le soddisfazioni più grandi che hai ottenuto nel tuo mestiere?

La crescita professionale che ho ricevuto da quando ho iniziato ad oggi,che mi ha portato a lavorare con diverse aziende sia del territorio campano come Antica distilleria Petrone, ed attualmente la Bonaventura maschio.

– c’è qualche aneddoto bello, divertente o speciale da raccontare?

Di certo l’ aneddoto più  bello che mi è  accaduto, è avvenuto al banco bar qualche mese fa, quando un vecchietto seduto al banco bar si avvicina e mi dice, oggi è  il mio anniversario di matrimonio, mia moglie e seduta li ed e convinta che io me ne sua dimenticato, potresti farmi un piacere, mi porti due calici di champagne, e una candela con questi petali di rosa, e io faccio il resto… ecco da noi al banco si assistono cose strane e cose fantastiche e questa per me e super speciale vedere il vero amore ancora vivo,dopo anni e anni di convivenza.

– com’è il mondo della mixology in Italia?

Per me gli italiani sono forti, ma purtroppo pecchiamo di umiltà  e ahimè questo ci porta a farci guerra tra noi, e stiamo rovinando la nostra arte con le nostre mani.

– qual è il tuo cocktail preferito?

Io ho due drink preferiti, in inverno amo bere BOULEVARDIER,e in estate amo sorseggiare margarita,ma con una piccola modifica, anziché tequila uso mettere del mezcal.

– qual è il tuo cavallo di battaglia?

Il margarita di certo e quello che amo fare  di più, e amo farne varianti su varianti, ma non stravolgendo del tutto la ricetta.

– che consiglio dai a chi vuole fare questo mestiere?

Questo non è  un mestiere è un arte e come tale va fatta con amore passione e dedizione, bisogna studiare molto e sopratutto osare. E ricordarsi sempre le origini e le radici di appartenenza.

Enrico Gotti
Editor ApeTime, giornalista, appassionato di videomaking e di cultura gastronomica.

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