Home Bartender Dom Carella, bartender del Ca-ri-co di Milano - Intervistato da ApeTime

Dom Carella, bartender del Ca-ri-co di Milano – Intervistato da ApeTime

Da promettente chef a bartender di successo: la storia di Dom Carella, titolare (con Lorenzo Ferraboschi) del Ca-ri-co Milano.

Quando e perché ti sei avvicinato al mondo del bere miscelato?
Avevo 25 anni e, dopo averne passati 9 da chef, mi avevano detto che ero intollerante al glutine. Di conseguenza la mia passione per la cucina si era un po’ incrinata, ma ritrovai dietro al bancone del bar la stessa forza ed energia che mi davano i fornelli, con in più la fantastica possibilità di far star bene la gente e di avere feedback istantanei.

Che cosa ami del tuo lavoro e quali aspetti trovi invece faticosi?
Come dicevo, amo far star bene le persone: non c’è fatica in questo, anche se non nego che far sì che tutto sia “in linea e in bolla” nel pre-servizio e nella preparazione di ogni giornata dia un bel da fare…

Come definiresti il tuo stile di miscelazione?
Essenziale e schietto. Per piacere personale non punto moltissimo su preparazioni e ingredienti particolari, amo far percepire al cliente tutto il grande lavoro di sviluppo e ricerca dei bilanciamenti. Anche le garnish, per me, devono essere il più possibile minimali, ma mai banali.

Da pochi giorni hai inaugurato a Milano Ca-ri-co: come lo definiresti in poche parole?
L’idea è quella di creare un concept basato su standard elevati nel food & beverage ma che sia allo stesso tempo “easy”, nel mood e nel prezzo.

Ca-ri-co

Perché i clienti dovrebbero venire da Ca-ri-co?
Beh, questo dovranno dircelo loro…

Che cosa pensi della tendenza dei cocktail low alcohol?
Li ho sempre sostenuti. Pochi considerano il fatto che siano da sempre presenti nei bar, eppure rappresentano un’ottima possibilità per bere “light”, a volte.

Credi che il “sistema bartender” in Italia sia virtuoso, o si potrebbe fare di più?
Si può sempre fare di più. E soprattutto si può sempre farlo meglio.

I drink e gli spirit che prediligi.
Fra i cocktail, Gisbon Martini, Adonis e, per citare un no alcohol, Coffe tonic. Fra gli spirit, grappa, acqueviti e distillati d’uva, whisky scozzese. E non nascondo una grande passione per i vini fortificati.

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Stefano Fossati
Redattore di Finanza Operativa, collaboratore del Magazine ApeTime e di Mixer Planet.

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