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Davide Villa si racconta ad ApeTime, i segreti di un giovane bartender di talento

 

Dal cocktail inventato per Ronaldinho ai consigli per chi vuole lavorare dietro al bancone, Davide Villa, giovane e talentuoso bartender si racconta ad ApeTime.

– Quanti anni hai e quando hai iniziato a lavorare in questo settore?

“Ho 28 anni, vengo da Carugate, provincia di Milano e lavoro dietro un bancone da quando avevo 18 anni, quindi 10 anni di continua esperienza”.

– Quali sono i ricordi più belli e da chi hai imparato di più?

“I ricordi più belli sono date da sfide lanciate da me e da colleghi per il cocktail migliore, o il più venduto. sfide sempre divertenti a livello professionale e sorprendenti per le diverse invenzioni da cui abbiamo preso poi spunto l’un l’altro.  La persona da cui ho imparato di più è stato il mio ex bar manager del Cavalli Club di Dubai, vincitore del World Class Bartender, a cui devo gran parte delle mie conoscenze e alcuni trucchi del mestiere”.

– Ora dove lavori?

“Ora, da un’anno e mezzo sono Head Bartender del White di Limone Piemonte, un Lounge Bar Ristorante, diventato famoso nella zona (Cuneo e provincia, Torino fino a Montecarlo) per le feste invernali, per il servizio Fine Dining e per ottimi cocktail”.

– Quali sono le soddisfazioni più grandi che hai ottenuto nel tuo mestiere?

“Le migliori soddisfazioni sono legate ai complimenti per i miei signature cocktail da parte di alcuni VIP (Ronaldinho in primis, uno dei miei idoli di sempre, che ha apprezzato molto un mio particolare mojito fatto con juzu e mani un po tremanti per l’emozione), oltre che manager e proprietari di discoteche di fama mondiale. Ma uno dei ricordi migliore è stato vedere mio padre (quasi astemio) apprezzare un penicillin e sorridermi per il cocktail ben fatto”.

– Com’è il mondo della mixology in Italia?

“Il mondo della Mixology in Italia è in crescita, con l’aumento dei cocktail bar, ma spesso rallentato da alcuni clienti diffidenti a provare qualcosa di nuovo rimanendo un po’ Old Style. una sfida sempre aperta”.

– Qual è il tuo cocktail preferito?

“Il mio cocktail preferito è senza dubbio Old Fashioned, da cui ho provato a crearne diverse variazioni, alcune migliori di altre, ma il migliore è sicuramente quello a Voi presentato (Spiced Fashioned) ovviamente il mio cavallo di battaglia insieme allo Smoking Tommy, una variazione affumicata del Tommy’s Margarita”

– Per chi è alle prime armi, quali sono gli errori più comuni da evitare nel preparare un cocktail?

“Per chi è alle prime armi, gli errori da evitare sono accettare le richieste di un cliente per un cocktail di cui non si conoscono dosi ed ingredienti, ma col pensiero di vedere poi la ricetta sul telefonino. se non siete sicuri del cocktail richiesto, fatevi aiutare dal vostro superiore o dal collega con più esperienza, il cliente apprezzerebbe sicuramente di più. inoltre tenete sempre pulita ed ordinata la vostra cocktail station”.

– Che consigli dai a chi vuole iniziare a fare questo mestiere?

“Un consiglio a chi vorrebbe iniziare questo mestiere è imparate una o due lingue, questo lavoro vi permetterà di viaggiare, conoscere nuove culture e nuovi stili e ricette per cocktail favolosi che potrete poi ripresentare tornati a casa o dovunque vi vogliate stabilire. Abbiate sempre una storia pronta da raccontare, veloce e concisa, dovrete intrattenere il cliente, ma senza annoiarlo. Raccontate al cliente che state servendo come e cosa state preparando, anche se il cocktail non è per lui. Abbiate sempre un paio di cocktail da suggerire al cliente indeciso in base ai sapori che gli possiamo piacere (più dolce o più amaro, dal sapore floreale o affumicato, da base vodka o rum). Siate amici coi vostri colleghi, superiori, proprietari del locale, barback e nuovi arrivati. Mantenete il segreto professionale, non siate pettegoli. Non fatevi trascinare solo dai soldi, valutate tutti gli aspetti nella scelta di un lavoro. io personalmente ho lavorato in locali dove guadagnavo magari 100€ in più ma non mi trovavo bene coi colleghi, non avevo buon rapporto con manager e non sopportavo l’80 % dei clienti. ho poi lavorato in posti dove ne prendevo 100 in meno, ma andavo a lavorare con la serenità di essere circondato da gente piacevole con clienti che mi ammirano e mi rispettano di più.. e le mance sono poi più facili da ottenere”.

Grazie mille Davide, per l’intervista e per tutti i consigli. In bocca al lupo per tutto dallo staff di ApeTime!

Enrico Gotti
Editor ApeTime, giornalista, appassionato di videomaking e di cultura gastronomica.

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